La visita
più singolare è stata la sera di Mercoledì. Avevamo
deciso di cenare in un ristorante elegante, il Bofinger, che si trova
vicino alla fermata del metrò della Bastiglia. La mia guida diceva
che nei paraggi (in effetti era a trenta metri dal ristorante), c'è
la libreria Opéra BD, il cui titolare, secondo il mio
vademecum, disdegna i manga e adora Crepax, Bozzelli e Micheluzzi. Il
simpatico folle tiene il negozio aperto dalle undici del mattino a mezzanotte,
così c'era il tempo di cenare con calma e poi andare a fare shopping.
Ora, io sono un acquirente esigente e discreto conoscitore del mercato,
ma ammetto di non seguire in tempo reale le uscite di novità
in Francia. Per cui ho detto subito al libraio, nel chiedergli se avesse
novità di certi autori, che ero italiano. L'uomo si è
illuminato, e mi ha detto, in rapida successione, come se fossero complimenti
al mio indirizzo: "Bozzelli! Crepax! Micheluzzi!".
La guida l'aveva descritto davvero in modo preciso.
Nel 2002 in Francia sono usciti circa 1900 volumi. Ad eccezione dei
manga, sono tutti cartonati. La veste grafica e le tematiche prevalenti
nel panorama fumettistico d'oltralpe fanno sì che i lettori abbiano
spesso un'età media superiore a quella dei loro epigoni italiani.
Di conseguenza, esigono qualità e diffusione, prodotti specializzati
e librerie fornite, anche perché il loro portafoglio è
di sicuro più capiente di quello di un lettore adolescente.
A guardare da vicino le produzioni degli ultimi anni viene da dire che
non è del tutto vero il luogo comune che "In Francia sì
che i fumetti sono una cosa seria e gli autori vengono rispettati".
Più che altro i fumetti sono una radicata tradizione popolare
che vanta numerosissimi appassionati, e di conseguenza l'offerta è
più vasta ed articolata che da noi. Le schifezze ci sono, non
si creda di no, ma il livello medio è molto alto, anche se c'è
una pazzesca ripetitività all'interno della stessa nicchia tematica.
Storie di vampiri, fantasy classiche, di ambientazione simil-americana
con generici protagonisti iconici e bidimensionali
E un sacco
di italiani.
Sì, perché non è mistero che ci piace scappare
al di là del Monte Bianco. Lì almeno ci pagano per lavorare!
Che siano svizzeri italiani come Marini, o milanesi purosangue
come Barbucci, i nostri connazionali il cui nome ha ormai l'accento
sull'ultima sillaba sono davvero parecchi. E bravi. E amati perché
fondamentalmente diversi dalla solita zuppa.
Insomma, sono tornato con molti nuovi fumetti, la voglia di tradurre
un po' di BD per il marchio Indy, e il rammarico di non aver salvato
il piccione.
Il piccione si faceva i fatti suoi in Rue Montorgueil, mentre Chiara
e io uscivamo dalla metropolitana all'imbocco di quella stessa via.
Due ragazze orientali l'hanno preso in mano come per accudirlo, e siccome
camminavano davanti a noi, non ho potuto non guardarle, anche mentre
gettavano con noncuranza il piccione in uno di quei carrelli per la
spesa che dalle nostre parti usano solo le vecchiette.
Ero indignato. Ho allungato il passo per raggiungerle, ancora indeciso
se chiedere loro in inglese cosa volessero fare al piccione, o fingere
di inciampare e, cadendo, aprire il carrello e gridare "Scappa,
piccione, salvati!". Non ho avuto il tempo di fare nulla. Chiara,
convinta che mi fossi immaginato tutto e che le ragazze avessero solo
le migliori intenzioni del mondo nei confronti del piccione (cosa di
cui dubitavo: c'erano 40 gradi e il piccione era stato chiuso in un
carrello di tela), insisteva perché entrassi in casa, dato che
eravamo ormai arrivati davanti alla porta del palazzo dove abitavamo.
Io però ero troppo impegnato a sgranare gli occhi vedendo che
ragazze, piccione e carrello stavano entrando nella ROSTICCERIA PER
ASPORTO PICCOLA SAIGON", un posto in Rue Montmartre che vi invito
caldamente a NON scegliere per le vostre cenette etniche quando siete
a Parigi.
Ho capito subito che il piccione era spacciato, e da allora mi rendo
conto di aver esitato per istanti preziosi. Oggi potrebbe essere ancora
tra noi, a scagazzare felice sulle teste dei parigini. Chissà,
magari su quella di Jean Marie LePen.
E' un pensiero che mi porterò dentro per sempre.