Londra, 24 Aprile

Sono nudo, eccetto per un paio di calzini a righe colorate. Sono seduto sulla tazza del gabinetto di un Holiday Inn a pochi passi da Russell Square, Londra, cinque piani sopra il livello stradale. Fuori, la città fa rumore, vive, si fa i cavoli suoi. Fuori da questo bagno, ma prima di arrivare a contemplare questa città, qualcos'altro mi aspetta, distraendo la mia attenzione da tutto.
Questo momento però è solo mio, ed è abbastanza speciale perché io lo voglia condividere.
Nell'ultimo mese e mezzo ho guidato per quattordicimila chilometri. Per lo più mi sono occupato della mia carriera di scrittore free-lance, e ogni tanto ho perso di vista le attività della Indy Press.

   

Era necessario, era un mucchio di tempo che non mi dedicavo così tanto alla sceneggiatura e all'auto-promozione, e sono soddisfatto dei risultati. Il solo effetto collaterale è stato disamorarmi un po' del lato pratico dell'attività editoriale: contattare clienti e fornitori, pagare i conti, tenere i contatti con i creativi e con la stampa sono cose che da sempre mi pesano più di quanto mi diano soddisfazione. Negli ultimi giorni sono tornato pienamente al timone di Indy e lo shock iniziale è stato nauseante. La cura, per fortuna, mi è arrivata ieri, qui, nella capitale britannica.
Sono andato a trovare gli amici della Com.X, che non vedevo da un anno esatto, e ad accogliermi sulla porta degli uffici del Department X c'era come al solito Eddie Deighton. Ci siamo misurati per bene con lo sguardo: un anno e diversi capelli grigi in più per tutti e due, e lo sguardo meno luccicante, meno plastificatamene entusiasta. Le rispettive aziende hanno avuto la loro buona dose di problemi, ma siamo entrambi ancora qui. Dalla chiacchierata con Eddie è emersa in entrambi una forte dose di cinismo: la maggior parte dei lettori legge sempre le stesse cose, e la maggior parte degli editori propone loro abbondanti dosi della stessa zuppa, aggiornata solo per corrispondere alle mode del momento. Noi però sappiamo che gli autori sanno osare, che hanno nuove idee e progetti innovativi: scommettere (=investire denaro) su di loro è suicida, antieconomico, fortemente sconsigliato da tutti. E noi lo facciamo lo stesso. Mese dopo mese, lavoriamo per portare sugli scaffali delle librerie nuove idee, storie originali, autori che vi farà piacere scoprire. E' la nostra curiosità a imporci questa continua ricerca di nuovi stimoli, ed è alla vostra curiosità di lettori che ci appelliamo ogni volta che immettiamo sul mercato un nuovo prodotto, una nuova scommessa.
Sono uscito dalla Com.X con molto più che semplicemente i CD degli impianti del secondo volume di Cla$$war. Con me c'era la rinnovata voglia di fare magnifici fumetti, e ancor di più di raccontare bellissime storie. Avevo perso il senso della magia di questo mestiere, e l'ho ritrovato per caso in mezzo a una delle città più caotiche del continente.
Ore dopo, passeggiando per i corridoi di Forbidden Planet, non la più bella ma probabilmente la più grande libreria di fumetto a Londra, ho capito di non avere più voglia della Stessa Solita Minestra. Ho sentito forte la mia responsabilità: appartengo al novero dei risvegliati che hanno capito che c'è un mondo da raccontare, e che quel mondo non è fatto esclusivamente di super-eroi, o di manga, o di narrativa di genere. Guardandomi intorno, e osservando la gente che comprava fumetti intorno a me ho capito che è ora di smettere di farsi le seghe, e di rimboccarsi le maniche: più varietà, più qualità, temi più audaci e il coraggio di rischiare con prodotti contro tendenza.
Poi mi sono ricordato che è ciò che faccio da anni, e che ogni mio nuovo prodotto è meglio del precedente, e ho sorriso, non compiaciuto, ma rassicurato.
Sono tornato in albergo, e ho cominciato a tradurre Cla$$war. Qui. Adesso. Devo ricordarmi di salvare il file, e di tirare l'acqua dello sciacquone.

Cheers!



   

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